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		<title>castelli di trentino</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Apr 2010 18:17:28 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://floretum.files.wordpress.com/2010/04/andarpercastelli.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-482" title="andarpercastelli" src="http://floretum.files.wordpress.com/2010/04/andarpercastelli.jpg?w=600&#038;h=2087" alt="" width="600" height="2087" /></a></p>
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		<title>il re micio</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Mar 2010 16:18:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[C’era una volta un piccolo paesino ben celato in un corridoio delle montagne. Non troppo lontano c’era un castello stregato dove chiunque entrava non tornava mai. Una notte piovosa un viaggiatore arrivò al paesino. Dato che era giá tardi tutto era chiuso, e le luci nelle case erano spente, tranne un solo barlume verso il [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=floretum.wordpress.com&amp;blog=9589921&amp;post=478&amp;subd=floretum&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C’era una volta un piccolo paesino ben celato in un corridoio delle montagne. Non troppo lontano c’era un castello stregato dove chiunque entrava non tornava mai. Una notte piovosa un viaggiatore arrivò al paesino. Dato che era giá tardi tutto era chiuso, e le luci nelle case erano spente, tranne un solo barlume verso il bosco. Continuó finché la strada diventò terra e raggiunta la fine del sentiero vide un castello. Poiché aveva molto sonno e fame bussò alla porta per chiedere riparo. La porta si apri da sola senza nessuno. Chiamò ma nessuno rispose, ascoltò però riusciva solo a sentire i rumori del vecchio castello e la pioggia. Allora entrò e appena fatto questo, la porta si chiuse velocemente.  Nella gran sala c’era una tavola tutta preparata per cenare, mancava solo il cibo. Le candele erano accese e la sedia pronta per lui. Sedè e subito venne un fantasma senza testa che portava il primo piatto, la testa arrostita di un cinghiale. Il fantasma mise il vassoio a tavola e lui che aveva una fame da morire comincio a mangiare. Dopo aver finito arrivò un’ altra volta il fantasma per portare via il vassoio; e subito entró una coppia di fantasmi portando fuori della cantina una gran urna piena di vino, denso e rosso come il sangue. I fantasmi misero l’urna a tavola e lui che aveva sete cominciò a bere. Beveva quando vide attraverso la finestra il sorgere della luna. E apparve sulla tavola un gatto tipo persiano. Il muso si presentava schiacciato e suoi occhi erano grandi tondi come due scudi di rame che riflettevano la luce della nuova luna. L’uomo fisso’ il micio negli occhi e il micio parlò.</p>
<p>-Io sono il re di questo castello. Anni fa una strega mi fece una maledizione, imprigiono’  mia filgia, la principessa in una delle stanze, e mi trasformo’ in un gatto. Se tu riesci a levare la maledizione ti daró la mano di mia figlia e il castello con tutte le sue ricchezze. Se fallisci, la tua testa verra’ tagliata e diventerai come quei fantasmi che hai visto.</p>
<p>-Bene, accetto la sfida-disse il viaggiatore.</p>
<p>-Allora ascolti bene-rispose il re micio-rimani sveglio che a un certo punto viene la strega per portarmi via alla prigione. La segui e cosi trovi dov’ é nascosta la principessa. Pero mi raccomando, stai atento! Adesso ti spiego come puoí ucciderla…</p>
<p>            Pero appena cominció a parlare, il viaggiatore senza rendersene conto diventó molto stanco-e dopo pochi minuti si addormentò sulla tavola.</p>
<p>            Al mattino si svegliò a letto in una delle stanze del castello e pensó che forse aveva fatto un sogno curioso. Quella giornata si smarri nel castello. Attraversò una serie di sale e gallerie ma non era capace di uscire dal castello. Sono proprio bloccato-pensava fra se-che sfortuna! Devo rimanere qui finche’ termini la maledizione-Quella notte andò giu per cena come la sera prima e trovò ancora una volta le candele accese sulla tavola e tutto adornato. E come il giorno prima si sedette e vennero i fantasmi con il cibo-ma quando apparve il gatto ancora si sentí stanco e si addormentò con la testa giu sulla tavola. Il mattino dopo si alzò con una astuta idea. Aspettò la notte e subito andò verso la sala, si sedé e il fantasma gli portò il primo piatto-la testa arrostita di una capra. Lui fece finta di mangiarla e invece la mise nel suo sacco. Dopo vennero la coppia di fantasmi con l’urna di vino-e lui la imbottigliò. Quando apparve il gatto disse-senti, io faccio finta di essere addormentato, ma non preocuparti!-e con queste parole lui mise la testa sulla tavola e finse di dormire.</p>
<p>            Subito dopo, le candele nella gran sala si spenserò affinche tutto fosse illuminato con la luce sotile della luna nuova. Da lontano si sentí il rumore di piedi, di qualcuno venuto dal corridoio. Entrò la strega e quando si avvicinò verso la tavola per prendere il gatto il viaggiatore rimase fermo e imperterito. Quando era gia quasi sparita lui si alzò e la segui. Finalmente si posò davanti ad una porta di ciliegio cosí grande e dura che solo un gigante avrebbe potuto aprirla-Doveva essere la porta magica alla quale parlò il re micio!-Non mi par vero!-Pero quando spinse la porta non si apri-Allora bussò e rispose la strega-Chi e?-Uno dei tuoi servi-Disse il viaggiatore-Ma la strega sapeva tanto meglio che era l’uomo, quindi decise d’ingannarlo con una richiesta impossibile.-Se tu sei davvero il mio servo, allora dammi la tua testa. Ti darò una spada magica per tagliarla-La porta si apri un po’ e getto’ fuori la spada.-Per sua maestà non c’é niente che non farei-e tirò fuori dal suo sacco la testa della capra. Poi la immerse nel vino.-Apri la porta e ti daró la mia testa!-Un’altra volta la porta si apri un po e in quel momento l’ uomo buttò dentro la testa. Aspettò con la mano sull’impugnatura della spada. Se non aprisse? Pero, ala fine la strega apri la porta ed il viaggiatore sapeva che aveva gia vinto.</p>
<p>~di la <strong>regista senza cinepresa</strong></p>
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		<title>lo specchio solare</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Mar 2010 15:53:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ymaginatyf</dc:creator>
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		<title>i corvi</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 04:54:50 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://floretum.files.wordpress.com/2010/02/crowstogether.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-465" title="crowstogether" src="http://floretum.files.wordpress.com/2010/02/crowstogether.jpg?w=600&#038;h=277" alt="" width="600" height="277" /></a>Mentre scrivo le cornacchie volano attorno alla casa e passano davanti alla finestra; arrivano qui dale contrade sparse per la conca e dai cumuli di legname che i contadini hanno preparato sui prati ancora coperti dalla neve. Prima di andare ad appollaiarsi sugli abeti, con il loro <em>craa-craa-craa </em>dànno il saluto alla sera che sta salendo dai luoghi piú ombrosi; la loro voce,anche se abituale e profonda, ha un timbro particolare: ben differente da quella dell’alba, o da quella d’allarme o di richiamo. Prima di posari definitivamente si riuniscono in gruppo, sfiorano gli apici, riprendono ancora una volta la via dell’aria e le loro ali frusciano. Anche se non guardi verso di loro le puoi seguire nel volo con il suono che le penne fanno nel cielo della sera: virano, salgono, scendono; come una folata si calanoquindi sui rami che dondolano sotto il loro peso, torna il silenzio. Ma se prima di ricarmi a dormire mi capiterà di fare due passi verso il bosco, allora, nel profondo della notte le sentirò volar via con improvviso rumore e subito ritornare a posarsi come se mi avessero riconosciuto.</p>
<p>Mi sembra che da un dicennio I corvidi stiano ripopolando le montagne e I paesi; sono nel paesaggio come in tante belle tele di Pieter Bruegel. Appollaiati sui rami o sui pali della luce aspettano durante il giorno che un viandante passi o che una persona rientri in casa per scendere al margine della strade o nei cortili a beccolare tra le cose gettate.</p>
<p>Indubbiamente son tra gli uccelli piú astute e dalla vista acutissima. Mi diceva un vecchio cacciatore che dalla cima del Moor riescono a vedere un grano di miglio nella piazza del paese, e che sentono l’odore della canne del fucile. A parte queste iperbole è risaputo come i corvidi rappresentino il piú elevato stadio evolutivo di tutta la classe degli uccelli; appunto per la loro indole che si presta facilmente e bene alle cose piú disparate, per la’organizzazione sociale sovente molto elaborata (sono ben noti in questo campo gli studi di Conrad Lorenz sulle taccole) e anche per il loro sviluppo mentale straordinario, da alcuni studiosi ritenuto superiore ai piú dotati mammiferi.</p>
<p>Nel giugno di tre anni fa seniti all’alba battere sui vetri delle finestre e io supposi fosse un amico di passaggio a salutarmi cosí, ma alla terza volta scesi dal letto e fui sorpreso nel vedere una giovane cornacchia non ancora completa nelle penne della prima muta che era lí sul davanzale come ad aspettare qualcosa. Capii che cosa quando con insistenza tenne aperto il becco dopo un tenue <em>craa</em>.  Inzuppai, allora, un po’ di pane nel latte e aperta la finestra incominciai ad imbeccarla; quando fu ben sazia emise un altro <em>craa</em> e sbattè le ali, e si allontanò, infine, verso il bosco un poco svolazzando un poco camminando.</p>
<p>Per altre mattine ritornò puntuale e al pane alternai briciole di biscotto, pezzetti di carne, fettine di mela. Finché imparò ad arrangiarsi da sola e una mattina non si fece piú vedere. Il fatto mi aveva incuriosito e parlando con i ragazzi della contrada venni a sapere che verso la fine di maggio una cornacchietta ancora implume che era caduta dal nido era stata raccolta da un ragazzo, ma poi, per il fatto che sprcava per tuttal la casa e in maniera particolare la biancheria stesa ad asciugare sul cui filo amava posarsi, dalla madre fu costretto a riportarla nel bosco. Abituata com’era ad aspettare il cibo da mano umana era cosí venuta a chiederlo a me. Ora non so che fine abbia fatto perché non ebbi l’accortezza di marcarla in maniera particolare, ma ho il sospetto che sia stata proprio lei a portarmi le ladre nel pollaio. Le cornacchie stavano il coccodè delle galline, e se atorno a casa no c’era nessuno scendevano leste verso la cesta della uova, ne infilavano uno con il becco e volavano via nel folto a sorbirselo. In principio avevo creduto che fossero gli scoiattoli o la donnola perché sotto il bosco avevo trovato i gusci vuoti, ma un giorno che mi decisi di fare la posta con pazienza la sorpresi sulla porta del pollaio con il becco nell’uovo.</p>
<p>Per farle smettere ci sarebbe stato un mezzo: amazzarne una con il fucile e poi appenderla ad una pertica sopra il pollaio: a uno spauracchio cosí sis a che nessuna cornacchia si avvicina. Ma lasciai perdere. La prossima primavera, però, al tempo della semina delle patate, qualche nostro contadino sarà costretto a fare la dimostrazione della cornacchia morta se non vuole distrutto il frutto del suo lavoro.</p>
<p>Ma quella dei corvi presi dal nido e addomesticati in casa, da noi è una cosa antichissima, forse è una tradizione che ci arrivò con i miti di Odino perché, come ha scritto Snorri nel’<em>Edda</em>: “Huginn e Mininn|volano ogni girono|sopra la vasta terra,|…” per poi riferire al dio quello che hanno visto e udito. Come faceva un corvo con un muratore mio vicino: ogni volt ache tornava a casa dal lavoro, gli volava incontro e gli posava su una spalla e sommessamente gli gracchiava nell’orecchio.  Quando sentiva suonare la campana del mezziogiorno questo corvo volava sul culmine del tetto e stava lí a scrutare verso il paese; quando vedeva il sup amico spuntare dopo la curva gli partiva incontro; e cosí alla sera. Ma un giorno quasi gli provocò un guaio perché con il becco gli pozzicò dale labbra la sigaretta e s’involò verso in fienile; ci volle molta pazienza per farlo ritornare giú perché trovava gusto a pavoneggiarsi con la sigaretta accesa nel becco. Un’altra volta portò nella grondaia le chiavi di casa.</p>
<p>Un pomeriggio domenicale se ne stava sullo steccato dell’orto e saltava da una stecca all’altra come volesse contarle tutte; passò di là un’automobile sportive, rallentò la corsa, dal finestrino si sporse un <em>flobert</em> ad aria compressa e il corvo, colpito alla testa, stramazzò tra I cavoli sbattendo le ali.</p>
<p>Ma quelli che personalmente amo sono i corvi imperiali. Si distinguono dagli altri della famiglia per le dimensioni maggiori, il grande becco massiccio, le robuste zampe, la coda cuneiforme, il bel piumaggio completamente nero con riflessi bluastri.</p>
<p>Fino a non molti anni fa dale nostre parti erano abbastanza rari; ma ora mi capita di vederli piú di sovente. Si dice che una volta accoppiati rimangono in sieme per tutta la vita, e difatti volano sempre in due, alti, possenti e in linea retta. É la loro voce che li annuncia; il <em>pruc-pruc-pruc</em> che li accompagna nel volo si nota da lontano, cosí quando la sento guardo nel cielo. Ora, nelle montagne alte e nude hanno già il loro nido sulle rocce libere dalla neve; il maschio sorveglia e non allontana, la femmina cova. Li rivedremo verso l’estate, quando I piccoli saranno indipendenti, e ritrovarli lassú dove non arrivano I rumori sarà come rivedere degli amici.</p>
<p><em>~MARIO RIGONI STERN </em>(Tratta da <em>Uomini, boschi e api</em> 1980)</p>
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		<title>mauro corona</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jan 2010 05:14:38 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Nostalgia]]></category>

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		<description><![CDATA[    Il 9 ottobre 1963 una fetta del Monte Toc precipitò nel lago del Vajont. Alzò un’onda gigantesca. Essa superò la diga della Montedison e spazzò via una valle. Travolse Longarone e causò oltre duemila morti. A Erto, il nome spiega quale sia la posizione del paese rispetto alla montagna, nessuno dei sopravvissuti ha [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=floretum.wordpress.com&amp;blog=9589921&amp;post=399&amp;subd=floretum&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<div id="attachment_400" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a href="http://floretum.files.wordpress.com/2010/01/01-mauro-corona-thumbnail.jpg"><img class="size-full wp-image-400" title="01-mauro-corona.thumbnail" src="http://floretum.files.wordpress.com/2010/01/01-mauro-corona-thumbnail.jpg?w=500&#038;h=333" alt="" width="500" height="333" /></a><p class="wp-caption-text">Foto da Danilo De Marco</p></div>
<p> </p>
<p>Il 9 ottobre 1963 una fetta del Monte Toc precipitò nel <a href="http://www.youtube.com/watch?v=MYBHwzOvQfY&amp;feature=related">lago del Vajont</a>. Alzò un’onda gigantesca. Essa superò la diga della Montedison e spazzò via una valle. Travolse Longarone e causò oltre duemila morti. <a href="http://www.youtube.com/watch?v=tZi9BZodHB8">A Erto</a>, il nome spiega quale sia la posizione del paese rispetto alla montagna, nessuno dei sopravvissuti ha dimenticato quella notte e l’alba polverosa che seguì. Allora Mauro Corona aveva tredici anni. Accompagnava il padre a cacciare di frodo tra le Dolomiti Bellunesi e in Val Mesàz, sopra Pordenone.</p>
<p>Un uomo che prima di scoprirsi scrittore, prima di rivelarsi ottimo scultore, ha fatto il pastore, il cavatore di pietra, l’alpinista. Dapprima sette anni trascorsi nella cava di marmo del Monte Buscada, anni terribili, quindici ore al giorno a spaccare pietre. &#8220;Spaccando le pietre &#8211; racconta Corona &#8211; ogni tanto saltavano fuori delle sfere di un minerale di colore scuro. Ci dicevano che erano occhi di pescecane fossile, e che se fossimo riusciti trovarne uno di colore azzurro ci avrebbero pagati cento milioni di lire. Era un trucco per farci lavorare di più. Invece, un giorno, un mio amico mi chiama e mi fa vedere quello che aveva trovato. Mi teneva sotto controllo con una doppietta, ma mi mostrò il suo tesoro: era un occhio di pescecane azzurro. Pochi giorni dopo è partito per la Germania e ha comprato una gelateria. Non mi ha mai voluto dire cosa aveva fatto di quell’occhio di pescecane azzurro&#8221;</p>
<p>E’ poi diventato un alpinista e un arrampicatore fortissimo, una star dell’alta quota. Ha aperto quasi trecento nuove vie di roccia sulle Dolomiti d’Oltre Piave, ha scalato in Groenlandia e in America. Le sue imprese di atleta dotato di un fisico e di una testa d’eccezione, documentate tramite libri e documentari, sono studiate dall’élite dell’ambiente alpinistico mondiale.</p>
<p>Fu poi lo scultore Augusto Murer a volerlo con sè. Nello studio di Falcade, Corona ha affinato l’istinto infantile per intaglio. Giorni e mesi con la sgorbia ad accarezzare tronchi di cirmolo, una tecnica che si è fatta essenziale. A forza di togliere quando c’è di troppo, è emersa infine un’arte semplice, delicata e impressionante: corpi, volti, crocifissioni, animali, spiriti. Il suo mondo sospeso, imprigionato dentro il suo bosco e liberato nel suo legno. Corona oggi è uno degli scultori più apprezzati d’Europa, espone nelle gallerie più importanti. E’ difficile convincerlo a cedere uno dei lavori che animano il suo laboratorio, che è rifugio, deposito di corde e ramponi, biblioteca. «Io sono vissuto in un&#8217;epoca quando accadde il Vajont avevo 13 anni &#8211; in cui mio nonno era il re della foresta. Diceva: manca un cucchiaio, e &#8220;tac&#8221; faceva il cucchiaio. Manca un piatto, faceva il piatto. Nonno, sono senza scarpe, prendeva l&#8217;acero e faceva le scarpe. Una roba divina, questa. Il bosco ci dava la legna da ardere, la legna da vendere, gli attrezzi. Nevicava: nonno, servono gli sci. Allora prendeva un pezzo d&#8217;acero e ci faceva gli sci. Con quegli sci venivamo giù per i sassi, gli scalini della chiesa, perché non temevamo di rovinare uno sci che costava un soldo di legno. Invece adesso hanno sci da un sacco di soldi, se prendi un sasso ti sembra di graffiarti il cuore».</p>
<p>Scalare e scolpire non era però sufficiente, per ricostruire fuggendo un micro-cosmo infranto.</p>
<p>Così è stato una decina di anni fa che Corona ha iniziato a scrivere.</p>
<p>Storie di caccia, di miniera, di pastori e di boscaioli, di scalate, di amori e di rancori, di morti nella diga e di resurrezioni. Ricordi di amici, di bevute, di omicidi consumati nell’omertà montanara, di bravate, di animali e di fantasmi. Fino ad arrivare alla sostanza del suo compito:una sorta di immenso manuale che  narra le vicende essenziali della storia tra le Alpi, arricchito con le istruzioni pratiche per vivere ascoltando i suggerimenti che salgono segretamente dal terreno e vagano nell’aria, completo delle informazioni quotidiane su uno stile di esistere scomparso.</p>
<p>«Scrivo in modo semplice &#8211; dice &#8211; ho un pubblico di massaie, operai, studenti, persone non troppo elevate culturalmente, senza snobismi. Ma non sono un buon selvaggio, ho letto due tir di libri». I libri, Dostoevskij, Mann, Hemingway, Borges, sono quelli che la madre gli lasciò prima di abbandonare lui e il fratello con un padre alcolista che aveva il culto del duce («ci legava per ore a un albero dandoci l’olio di ricino») e con un nonno che lo iniziò alla caccia e alla scultura del legno.</p>
<p>«Ho avuto una vita burrascosa &#8211; racconta Corona -. Ho rischiato di uccidere e di morire, con l’alcol e con la montagna». Una montagna che non è il luogo idilliaco che qualcuno potrebbe aspettarsi, nonostante i quasi cinquant’anni passati nei boschi gli abbiano insegnato a parlare con gli alberi e a trovare una corrispondenza con le diverse personalità umane («Se sei un faggio non puoi fare la betulla» dice). «Questi sono luoghi di omertà e di machismo, dove il bere, l’atteggiamento da duro, fanno parte dello stereotipo maschile. Sono luoghi di vita agra che soprattutto in passato nascondevano morti violente, superstizioni, tabù, dove le donne erano considerate streghe. &#8220;Le donne servono perché fanno gli uomini&#8221;, diceva mio nonno: questa era, fino a poco tempo fa, la filosofia imperante.</p>
<p>Rivela Corona: &#8220;Nessuno sa che un albero se è tagliato il 3 marzo non prende fuoco. Se tu devi fare una casa devi tagliare il legno il 3 marzo in luna calante o anche in luna crescente, perché non prende fuoco: lo metti nella stufa piena di legna che arde e la mattina lo trovi intatto, è solo annerito. Quando prese fuoco il paese di Erto nel 1620 i tetti di paglia finirono arrosto, però i telai delle case rimasero tali e quali, ci hanno solo rimesso la paglia. Perché il legno veniva da un taglio di 3 marzo. E così il futuro architetto deve sapere che i legni per le travi di una casa vanno tagliati in luna calante in novembre, quando l&#8217;albero non butta più le linfe, quando l&#8217;albero sta per mettersi a dormire, e durerà in eterno.&#8221;</p>
<p>&#8220;Credo che l&#8217;albero, il bosco, siano un riferimento, un luogo di serenità. Io non ho mai visto la Pietà di Michelangelo e mai andrò a vederla, ma sapere che c&#8217;è mi fa vivere meglio. Così gli alberi. È un riferimento il bosco, come lo è la fede, come lo sono la Chiesa, Dio, l&#8217;aria, il cielo, l&#8217;acqua. Gli alberi parlano perché se tu vai nel bosco, e ti siedi in una radura senti qualcosa che aleggia nell&#8217;aria, è un messaggio. Sono anime che tornano, c&#8217;è gente nell&#8217;aria lì attorno, i tuoi amici morti, i tuoi paesani. Pensa a un uccellino di venti grammi che si appoggia sulla cima di un larice di un metro di diametro, e vedi che piano piano lo fa oscillare. Questa è la forza divina. Gli alberi ti insegnano a non opporti alla vita, ma ad assecondarla. Guarda una betulla quando nevica: a un certo punto sente che il peso della neve le spacca un braccio, allora cala il braccio &#8211; che sarebbe il ramo &#8211; scarica la neve e il ramo torna al proprio posto. Il carpino invece ti insegna a resistere. Lui non vuole la neve ma non vuole cedere, e la neve alla fine gli spacca il braccio. Ecco il linguaggio delle piante».</p>
<p>Alla domanda: &#8220;Che differenza c&#8217;è fra scrivere, arrampicare e scolpire?&#8221; Corona risponde:</p>
<p>«Nessuna. Sono la stessa cosa perché, in queste attività, bisogna togliere il superfluo. Levare dal tronco la parte di legno che non serve, eliminare dalle pagine le parole inutili, togliere nell&#8217;arrampicata i movimenti eccessivi: un passaggio, infatti, va sintetizzato in 3 movimenti. Altrimenti ci si stanca e si cade. E’ una regola che vale un po’ per tutta la vita: arrivare all’assoluto essenziale. Le emozioni naturalmente sono diverse: nell’alpinismo c’è la dimensione della paura, nella scultura domina invece la serenità del legno con i suoi profumi, quando nella scrittura è infine naturale un ritorno alla dimensione della memoria. Sono comunque tutti ingredienti essenziali della vita».</p>
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		<title>frassino</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jan 2010 22:24:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il frassino si può definire l&#8217;effeminato del bosco. Non cresce mai dritto. Il suo tronco si sviluppa con movenze e curve inequivocabilmente femminili. Come tutti i diversi è sensibilissimo e quindi procede, attraverso la vita, con grandi difficoltà. Viene deriso dai &#8220;veri uomini&#8221;, quindi cerca di evitare, il più possibile, incontri con maggiociondoli e carpini, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=floretum.wordpress.com&amp;blog=9589921&amp;post=354&amp;subd=floretum&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://floretum.files.wordpress.com/2010/01/frassino_albero_2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-355" title="Frassino_albero_2" src="http://floretum.files.wordpress.com/2010/01/frassino_albero_2.jpg?w=359&#038;h=340" alt="" width="359" height="340" /></a>Il frassino si può definire l&#8217;effeminato del bosco. Non cresce mai dritto. Il suo tronco si sviluppa con movenze e curve inequivocabilmente femminili. Come tutti i diversi è sensibilissimo e quindi procede, attraverso la vita, con grandi difficoltà. Viene deriso dai &#8220;veri uomini&#8221;, quindi cerca di evitare, il più possibile, incontri con maggiociondoli e carpini, gente buona ma dura e maschilista fino al midollo, che non perde occasione di stuzzicarlo e dileggiarlo con sarcasmo. Nonostante il corpo grazioso, il frassino, è un legno duro e tenace, dal carattere buono e pronto a sopportare i pesi della vita.</p>
<p><em>The ash tree can be defined as the most effeminate tree of the woods. It never grows straight.  His trunk develops with curves and movements unequivocally feminine. Like all those who are different he is very sensitive and therefore goes through life with great difficulty.  He gets ridiculed by &#8221; real men&#8221; therefore he tries to avoid as much as he can encounters with hangers-on and hornbeams; people who  are kind but tough and masculine to the core, and who never miss an opportunity to mock and tease him with sarcasm. Notwithstanding his graceful body, the ash tree is a tough and tenacious wood, with a good nature and ready to withstand life&#8217;s hardships. </em></p>
<p><em>~</em><strong>MAURO CORONA</strong> (tratte da &#8220;le voci del bosco&#8221; 1998)</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/floretum.wordpress.com/354/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/floretum.wordpress.com/354/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/floretum.wordpress.com/354/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/floretum.wordpress.com/354/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/floretum.wordpress.com/354/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/floretum.wordpress.com/354/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/floretum.wordpress.com/354/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/floretum.wordpress.com/354/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/floretum.wordpress.com/354/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/floretum.wordpress.com/354/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/floretum.wordpress.com/354/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/floretum.wordpress.com/354/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/floretum.wordpress.com/354/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/floretum.wordpress.com/354/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=floretum.wordpress.com&amp;blog=9589921&amp;post=354&amp;subd=floretum&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>abete bianco</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jan 2010 22:05:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nei nostri boschi, l&#8217;albero possente, il signore del castello per il quale tutti nutrono grande rispetto, è l&#8217;abete bianco. E&#8217; il vecchio protettore, colui che dal suo eremo, raggiunta l&#8217;età della saggezza, controlla tutto e tutti. Anche il nome, sereno e pacifico, lo aiuta. Alto e maestoso, si sviluppa largo e diritto. In altezza, può [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=floretum.wordpress.com&amp;blog=9589921&amp;post=343&amp;subd=floretum&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://floretum.files.wordpress.com/2010/01/whitefir.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-344" title="whitefir" src="http://floretum.files.wordpress.com/2010/01/whitefir.jpg?w=243&#038;h=352" alt="" width="243" height="352" /></a>Nei nostri boschi, l&#8217;albero possente, il signore del castello per il quale tutti nutrono grande rispetto, è l&#8217;abete bianco. E&#8217; il vecchio protettore, colui che dal suo eremo, raggiunta l&#8217;età della saggezza, controlla tutto e tutti. Anche il nome, sereno e pacifico, lo aiuta. Alto e maestoso, si sviluppa largo e diritto. In altezza, può raggiungere anche i cinquanta metri. Da lassù parla con la luna e vede tutto e tutto sa. La sua crescita è lenta e laboriosa perché deve apprendere la difficile arte del condottiero, del grande saggio che, imparziale come Salomone, appiana e dirime tutte le dispute del bosco sul quale regna. La calma dell&#8217;abete bianco è solenne e tutti gli alberi, anche i più invidiosi e cattivi, lo accettano nel ruolo di grande controllore e padre. Non è però uno sterile applicatore di leggi e commi, bensì un sereno giudice di pace che dispone di grande sensibilità. Esercità l&#8217;autorità senza arroganza. Molti uomini che detengono il potere dovrebbero ogni tanto sedersi all&#8217;ombra di un abete bianco per ascoltare i suoi consigli e seguirne l&#8217;esempio. Da vigile custode del bosco, l&#8217;abete bianco ha per tutti una riserva di attenzioni , ma dei più deboli e dei maltrattati si occupa con maggiore scrupolo.</p>
<p><em>In our woods, the most powerful tree, the lord of the castle, for whom all hold great respect, is the white fir. He is the old protector, he who from his hermitage, having reached the age of wisdom, controls everything and everyone.  Even his name, which is serene and peaceful helps him.  Tall and majestic, he grows wide and straight. His height can even reach up to fifty meters.  From up there he speaks with the moon, and sees all, and knows all.  His growth is slow and laborious, because he must learn the difficult art of the commander, of the great wise man. Impartial as Solomon, he smooths and settles all the disputes of the woods over which he reigns.  The calm of the white fir is solemn, and all the other trees, even the more envious and mean spirited ones, accept him in the role of great leader and father.  He is not, however, a sterile enforcer of laws and rules, but rather a serene judge of peace who exudes great sensitivity.  He exercises authority without arrogance.  Many men who wield power should occasionally sit under the shadow of a white fir to listen to his advice and to follow his example.  As the vigil keeper of the woods, the white fir has plenty of attention for everyone, but it is those who are weak and abused that he takes care of the most.</em></p>
<p><em>~</em><strong>MAURO CORONA</strong> (tratte da &#8220;le voci del bosco&#8221; 1998)</p>
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		<title>betulla</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jan 2010 21:26:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ymaginatyf</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://floretum.files.wordpress.com/2010/01/betulla3.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-339" title="betulla" src="http://floretum.files.wordpress.com/2010/01/betulla3.jpg?w=250&#038;h=403" alt="" width="250" height="403" /></a>Alta, elegantissima, diritta, sempre perfetta nel suo abito bianco, la betulla è la regina del bosco. Riservata, ma conscia della sua bellezza, si fa desiderare e non concede facilmente le sue grazie. Non appartiene a quella categoria di donne che visibilmente ti fanno capire la loro disponibilità. Il suo desiderio, la sua scelta, i suoi gusti, li devi intuire dall&#8217;impercettibile movenza delle fronde. E nemmeno allora sei sicuro che ti abbia detto sì. Sa di essere la protagonista del bosco e questo la rende un po&#8217; superba e vanitosa. Come tutte le donne, dietro un&#8217;apparente fragilità nasconde una tenacia, una forza di volontà e una resistenza insospettabili. E&#8217; capace di sopportare pesi immani. Le grandi fatiche della vita che spezzano alberi alla vista ben più robusti non la piegano neppure. Anzi gli sforzi la fortificano e, una volta assorbiti, ne esce ancora più resistente. Le donne betulla, alte, eleganti, con un certo che di malizioso negli occhi, non si muovono mai a scatti. La natura della betulla e l&#8217;educazione ricevuta le conferiscono sempre un pacato autocontrollo.</p>
<p><em>Tall, extremely elegant , erect, always perfect in its white gown, the birch is the queen of the woods.  Reserved , but aware of her beauty, she lets people desire her but doesn&#8217;t grace people very easily.  She doesn&#8217;t belong to the category of women that make one easily understand that they are available.  Her desire, her choices, her tastes have to be understood intuitively by the imperceptible movement of her leafy branches. And even then you are not sure whether she has said yes.  She knows that she is the protagonist of the woods and this makes her a little vain and haughty. Like all women, behind an appearance of fragility is hidden a tenacity, a will and an unsuspected resilience . She is able to bare immense weight .  The great hardships of life that break trees, which at a glance seem much more robust, do not bend her even slightly.  On the other hand, her hardships  make her stronger and once they are  absorbed she becomes stronger still. The women birches, tall, elegant , with a certain malice in their eyes, never act with impulse.  The nature of the birch and the education and breeding they receive always gives them peaceful self control.</em></p>
<p>~<strong>MAURO CORONA</strong> (Tratte da &#8220;le voci del bosco&#8221; 1998)</p>
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		<title>noce</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jan 2010 18:00:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ymaginatyf</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il potere e la fortuna del noce non sono frutto del suo lavoro o di un impegno costante e laborioso, ma solo il risultato casuale di una serie di buone qualità che, travisate, hanno reso ciechi gli uomini. Questo è il noce: un uomo normale con qualche bella curva di pregio che la stupidità umana [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=floretum.wordpress.com&amp;blog=9589921&amp;post=333&amp;subd=floretum&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://floretum.files.wordpress.com/2010/01/noce-bianco.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-334" title="noce-bianco" src="http://floretum.files.wordpress.com/2010/01/noce-bianco.jpg?w=240&#038;h=316" alt="" width="240" height="316" /></a>Il potere e la fortuna del noce non sono frutto del suo lavoro o di un impegno costante e laborioso, ma solo il risultato casuale di una serie di buone qualità che, travisate, hanno reso ciechi gli uomini. Questo è il noce: un uomo normale con qualche bella curva di pregio che la stupidità umana ha reso celebre e potente, a tal punto che è impossibile ormai fermare il suo arrogante cammino. Per quanto arrogante e antipatico, dispone comunque di parecchi pregi. Anche le foglie del noce sono state colpite dal delirio di onnipotenza. D&#8217;autunno, non cadono come le altre in dignitoso silenzio, ma devono farsi notare. Hanno bisogno della platea altrimenti si sentono zero. Allora, per attirare l&#8217;attenzione, scendono al suolo con rumorosi &#8220;croc croc&#8221;, come cadessero pesanti cartocci. E&#8217; il desiderio di apparire a tutti i costi.</p>
<p><em>The power and fortune of the walnut tree is not the fruit of its labour or the result of constant and laborious undertakings, but simply the result of a series of casual good qualities that distorted, render men blind. This is the walnut tree: a regular man with a few esteemed curves that human stupidity has rendered famous and powerful.  So much so that it is now impossible to stop his arrogant ways. Though arrogant and unfriendly, he still holds many qualities.  Even the leaves of the walnut tree have been struck by the spell of omnipotence.  In autumn they do not fall like the other leaves with quiet dignity, instead they make themselves be noticed.  They need an audience otherwise they feel like they are nothing.  Therefore, in order to attract attention, they fall to the earth with noisy&#8221; crunching&#8221; sounds, as if they were heavy bundles. It is the desire to be seen at any cost.</em></p>
<p>~<strong>MAURO CORONA</strong> (tratte da &#8220;le voci del bosco&#8221; 1998)</p>
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		<title>larice</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jan 2010 23:18:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L&#8217;opposto del noce per carattere e stile è il larice, re dei costoni. Ha un nome ossuto e secco che ben lo rappresenta. E&#8217; il nostro amico, il fratello maggiore. Tenaci e riservati, nobili d&#8217;animo e forti di carattere erano i nostri naturali alleati. I paesi della valle son fatti di sassi, anime e larici. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=floretum.wordpress.com&amp;blog=9589921&amp;post=319&amp;subd=floretum&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://floretum.files.wordpress.com/2010/01/larch.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-323" title="larch" src="http://floretum.files.wordpress.com/2010/01/larch.jpg?w=324&#038;h=406" alt="" width="324" height="406" /></a>L&#8217;opposto del noce per carattere e stile è il larice, re dei costoni. Ha un nome ossuto e secco che ben lo rappresenta. E&#8217; il nostro amico, il fratello maggiore. Tenaci e riservati, nobili d&#8217;animo e forti di carattere erano i nostri naturali alleati. I paesi della valle son fatti di sassi, anime e larici. Il larice è un albero onesto, generoso, dal portamento ottocentesco. In lui si sposano forma e sostanza. Potresti affidargli, nella più completa tranquillità, i tuoi beni con la certezza che verrebbero non solo conservati con scrupolo e attenzione ma anche restituiti. Non cerca tuttavia di imporsi e ti viene in aiuto solo su tua specifica richiesta. La sua vita è lassù, in costa alla montagna, sentinella affettuosa dei suoi fratelli uomini.</p>
<p><em>The opposite of the walnut for character and style is the larch, king of the cliffs. Its has a name that is dry and bone like that well represents it. It is our friend, our older brother. Tenacious and reserved, of noble spirit and strong in character they were our natural allies. The towns of the valley are made with stones, spirit, and larch. The larch is a tree that is honest, generous, of eighteenth century comportment. In it is married form and sustenance. You can trust in it with absolute calm, your loved ones with the certainty that not only will they be safe, cared for with scruple and attention, but also recovered. It does not seek nevertheless, to impose itself and it comes to assist only when you request it to. </em></p>
<p><em>~<strong>MAURO CORONA</strong> (tratte da “le voci del bosco” 1998)</em></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/floretum.wordpress.com/319/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/floretum.wordpress.com/319/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/floretum.wordpress.com/319/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/floretum.wordpress.com/319/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/floretum.wordpress.com/319/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/floretum.wordpress.com/319/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/floretum.wordpress.com/319/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/floretum.wordpress.com/319/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/floretum.wordpress.com/319/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/floretum.wordpress.com/319/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/floretum.wordpress.com/319/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/floretum.wordpress.com/319/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/floretum.wordpress.com/319/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/floretum.wordpress.com/319/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=floretum.wordpress.com&amp;blog=9589921&amp;post=319&amp;subd=floretum&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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